Sono un’estimatrice dei caratteracci.
Burberi, pignoli, maniaci ossessivi, teste calde e lingue biforcute hanno sempre destato la mia curiosità.
I portatori sani di difetti sono sempre persone interessanti. Spesso sottostimate. Liquidate con formule (magiche) riduttive e semplicistiche.
Eppure, nella maggior parte dei casi, le persone con un pessimo carattere dicono cose che tutti gli altri solo pensano; agiscono con sconsiderato coraggio con gran vantaggio di molti; abbreviano i tempi, definiscono i contorni, allargano i confini, centrano il problema.
Di solito non ne ricavano alcun merito, poichè il carattere in cui sono confezionati li rende poco appetibili, antipatici, scomodi.
Più semplice criticarli che comprenderli.
Più semplice per il gregge mimetizzarsi all'ombra del leone.
Eppure in questi tempi di conformismo totale, andrebbero salvaguardati e protetti come una specie in via d’estinzione; messi sotto una campana di vetro e studiati più e meglio della lince di montagna e dell’orso bruno.
Non sempre la confezione aiuta a comprendere la vera natura del prodotto.
HAVE A NICE ATTITUDE
nez


"Conta i fiori del tuo giardino, non le foglie che cadono.
Conta le ore di sole della tua giornata,dimentica le nuvole.
Conta le stelle delle tue notti, non le ombre.
Conta i sorrisi della vita, non le lacrime.
E ad ogni compleanno conta con gioia la tua età nel numero
degli amici e non in quello degli anni.."
(Il soffio dell'anima - Valeria Lippi Bruni)
Credo di poter dichiarare ufficialmente terminata la mia ADULTESCENZA.
Ho installato ieri l’ultima release; gli archivi sono tutti aggiornati ormai, sembra tutto funzionare ancora anche con questa versione del programma.
Se devo andare per sensazioni: è come regolare uno di quei dischi orari con la rotella, la freccia scorre fra il tempo che è già trascorso e quello (chissà) che ancora dovrà scorrere.
Spero il parcheggio non sia solo per un’ora, spero non ci siano vigili troppo severi in giro.
In fondo di tutto il tempo ci appartiene veramente solo il piccolo attimo del presente, il resto sono tutti ricordi e speranze.
Ognuno deve rendere il conto alla propria età.
L’ideale, credo, sia portarseli bene i propri anni, come medaglie sul petto, come mostrine sulla divisa. Così me li sento oggi, non proprio leggeri, ma nemmeno pesantissimi: giusti.
Anche se il destino non ha voluto, sono in piena età genitoriale..dunque in quella fascia di età che deve/dovrebbe cominciare a rendere testimonianza, a raccontare ad altri ciò che ha capito della vita.
Mica semplice in una generazione un pò smarrita, molto persa e poco ritrovata, piena di eterni Peter Pan che si sentono sempre e solo vent’anni..
Ma io posso parlare solo per me; mi sono sentita vecchissima in anni in cui avrei dovuto essere giovane, troppo spesso mi ritrovo ora imperdonabilmente infantile.
Ho letto recentemente che gli esperti i sociologi, definiscono la terra di mezzo dai 35 ai 54 anni dei “MIDDLESCENT”; adolescenti (ancora???!!!) di mezza età (ma la metà di quanto?); dopo l’adolescenza lunga mi toccherà un ventennio in cui sentirmi a giorni alterni spensieratamente “scent” e in altri insostenibilmente “middle”. Niente di nuovo dunque..solo tempo che passa.
E’ destino che ogni generazione rimetta in discussione tutto quanto fatto da altri in precedenza, noi nati intorno agli anni 70 ci siamo giocati la pensione solo per continuare a definirci “..scenti” in eterno..
HAVE GOOD YEARS
NEZ
"Molti pensano che avere talento sia una questione di fortuna; forse la fortuna è questione di talento"
(Jacinto Benavente y Martinez)

Qui nella profonda provincia il mercato è il martedi.
Da oltre 10 anni mi affaccio alla finestra scoprendo sorpresa un mondo che la sera prima non c’era e che sparirà nel primo pomeriggio.
Mi piacciono i rumori del mercato, il camion della frutta che alle 5.30 arriva per primo, le voci da prima ovattate poi via via più nitide e sguaiate, i tendoni colorati che spuntano come funghi, l’odore di pesce fritto e pollo allo spiedo...
Il mercato mi fa pensare che tutto il mondo è paese, che l’uomo è un essere originariamente nomade e inevitabilmente sociale.
La piazza diventa teatro di scambi, commenti, chiacchiere (gossip?), novità.
Al mercato non sfugge niente; dall’euro che ha cancellato la vecchia signoraLira, all’arrivo massiccio delle merci cinesi..
Non può esserci paragone con alcun centro commerciale..il mercato sopra la testa ha il cielo (di giornate serene, ma anche di nuvole minacciose e di freddi intensi), nessun altro dà un resto così.
HAVE GOOD BUSINESS
nez
Mangiarsi le unghie è un (beffardo) dono di natura; ce l’hai o non ce l’hai, non ci sono vie di mezzo..mangiatori d’unghie ci si nasce, raramente (o solo occasionalmente) si diventa.
E’ un gesto involontario, quasi del tutto inconsapevole, assimilabile a tutta la famiglia delle titillopatie; il mangiatore d’unghie ORIGINAL è riconoscibile sin da bambino; gli occorrono solo i denti da latte..per scoprire la bizzarra sintonia fra l’orlo della dentina e la punta delle dita.
Una sintonia permanente; una lieve, costante, continua piccola tortura fra denti e unghie interrotta di tanto in tanto da sonore sberlette di mamme (e nei miei ricordi anche di suore), smalti amari e pepati (ma il vero mangiatore d’unghie trangugia pure quelli..riuscendo persino a trovarli buoni)
Il mangiatore di unghie riesce a fare praticamente tutto mangiandosi le unghie, con estrema disinvoltura e senza colpo ferire.
Di solito il mangiatore di unghie con il tempo si specializza; ci sono i feticisti della cuticola che si rosicchiano il perimetro delle unghie con la dovizia di un coniglio in un prato, gli spolpatori che fanno dei propri polpastrelli dei sanguinolenti hamburger, i precisi con la mordicchiatura laser che non oltrepassa mai una precisa lunghezza (ehm.. cortezza) degli annessi cutanei, i fedelissimi che mangiano solo le unghie di alcune dita (molto gettonati pollice e mignolo) o di una sola mano.
Questo vizio, come molti altri della vita, si può correggere e migliorare (nel sesso femminile il fattore estetico sprona parecchio). Personalmente alterno stagioni di unghie mozze a brevi periodi di clamorose lunghissime, curatissime unghie. Curarsi le unghie è un lavoro, implica tempo, impegno cura e pazienza (perchè le unghie dopo una vita a mollo in saliva sono deboli e poco abituate a mostrarsi..) ma distrae dal vizio, concentrando l’attenzione da un’altra parte (io personalmente rosicchio le matite nel frattempo) Ma il vizio è sempre latente, sempre pericolosamente vicino. Proprio come per gli ex fumatori ad un vero ex-mangiatore di unghie..ne basta UNA..una sola per ricominciare.
E’ un attimo;
un semaforo rosso un pò più lungo del solito, un compito impegnativo, una preoccupazione; la cheratina che si scheggia impercettibilmente sotto i denti e poi più in profondità e infine il trofeo della piccola scheggia.
E proprio come per gli ex-fumatori, poi una non basta; devi rosicchiarti tutto il pacchetto e ne rosicchieresti volentieri anche altri (vedi alla voce dea Kalì..) mentre intorno a te impera la tendenza del meraviglioso French Manicure..unghie a spatola perfetta, con lunetta candida e cuticola curatissima.
E’ risaputo che i francesi non mangiano poi così bene..
Have nice nails
NEZ

Sono una donna da capello..
Diciamo meglio; mi piacerebbe saperlo portare, mi piacciono moltissimo le donne con il cappello (niente cuffie o robetta simile, intendo cappelli veri, con la tesa..cappelli, capelli).
Il cappello è un dettaglio estremamente elegante (come i guanti e addirittura più dei tacchi), secondo il mio modesto parere.
Evidenzia il viso, mette l'accento sulla testa, sposta l'attenzione, ricrea le proporzioni.
Obbliga (specialmente quelli a tesa larga) ad una postura corretta; schiena dritta, collo morbido, fronte alta, altrimenti ci si fa ombra.
Le donne con cappello incedono eleganti, in parte per natura, in parte per forza, per sostenere il leggero peso dell'eleganza.
Ci si muove con più delicatezza, per non farlo cadere, si ritrova una grazia nei movimenti che i ritmi dei nostri tempi tendono a farci dimenticare.
Ci si ripara dal vento e da sguardi indiscreti.
La donna con il cappello è molto sicura di sè; sa celarsi e sa mostrarsi nella giusta dose.
Il cappello offre ombra, ma crea anche nuove luci.
E alla fine..
YOU CAN LEAVE YOUR HAT ON
(nella foto..come evidente un'opera di TAMARA DE LEMPICKA..se avete occasione la mostra a milano è stata prorogata fino a febbraio!!)
A volte ho l'impressione che il tempo non sia una freccia orientata dal passato al futuro.
Il tempo è a cipolla, secondo me.. o a matrioska se vi risulta più elegante.
Nel suo inesorabile scorrere ci riveste di strati, nuove strutture, release più aggiornate.
Ogni livello riveste il precedente, ma non lo annulla; semplicemente lo nasconde ai nostri occhi.
Ho l'impressione di contenenere tutte le bamboline che sono già stata; come se sbucciandomi dal presente prossimo, all'imperfetto, da ogni buccia passata prossima o trapassata anteriore dovessi ritrovarle tutte le bamboline, fino alla più remota me.
Una visione più complicata, ma confortante..
HAVE SWEET ONIONS
Nez
Mia nipote è in seconda elementare, impara a leggere tenendo il segno con l’indice della mano destra.
Si fa ancora! Sabato l’ho osservata con incanto, teneva le parole sotto controllo, facendole scivolare in sillabe sotto il suo dito minuscolo.
Non perdere il filo, tenere il segno semplici azioni (in apparenza) che si apprendono nell’infanzia, ma che contengono saggezza per la vita intera.
Non perdere la concentrazione, nemmeno quando le cose si complicano, quando il filo si srotola, s’ingarbuglia.
Come vorrei.. infilare un segnalibro nello scorrere dei giorni per ricordarmi a che punto sono , piegare dolcemente l’angolo in alto a destra di una giornata, per ripartire proprio da quel punto esatto il giorno dopo.
Tenere il tempo, le parole dolcemente sotto controllo carezzandole con la punta del dito indice.
BE CORDLESS
nez
Provo un leggero fastidio quando mi si stacca un bottone, un disagio superiore alla scocciatura del doverlo riattaccare.
Mi dispiaccio sempre dei distacchi, specie se il filo è tranciato di netto.
Trovo che i bottoni siano oggetti bellissimi, sia per la loro varietà nei colori,dimensioni, materiali, sia per la funzione semplice, immutata e indispensabile che svolgono; tenere unite le parti.
Si vede (poco) che sono figlia di una sarta..eh?
HAVE GOOD BUTTON-HOLES
nez
PS con le cerniere ho un pessimo rapporto, specialmente con quelle cinesi di ultima (de)generazione..o si incastrano o non stanno su....vabbè