“Non è tanto certo che la mancanza
di musicalità sia una disgrazia;
a prima vista per me non lo è,
poichè l’ho ereditata dai miei antenati
[...] ma a guardar bene si tratta
di una tragedia umana, affine o
identica a non-saper-piangere,
al non-saper-dormire.
E comprendere le persone musicali
Significa già quasi essere non-musicali..”
(Franz Kafka – Lettere a Milena 25/06/1920)
Senza merito ho avuto l’onore di conoscere molti suonatori.
Forse non tutti gli strumenti dell’orchestra, ma gran parte.
Suonatori di metallo giallo in particolare**
Del piccolo tubo ritorto in specifico.
Il rapporto strumento/suonatore è un rapporto di coppia a tutti gli effetti (coppia di fattissimo e qui i pacs ci fanno un baffo), serve passione, cura, affetto, tempo-tanto- tempo da trascorrere insieme. Occorre progetto e reciproco ascolto, intonazione.
Ci sono giornate in cui l’armonia non c’è; giornate in cui si litiga, in cui non ci si sopporta.
Ma inevitabilmente poi si torna, come i treni tornano prima o poi in stazione.
La tecnica è fondamentale, come in ogni settore umano, ma è sempre la passione a fare la differenza.
Se l’amore, la passione sono già dentro (proprio come la musica) trovano mille modi per farsi sentire.
**Ho sempre osservato che l’espressione di gran parte dei suonatori di metallo giallo (mentre suonano) è simile a quella di chi stia mangiando una cosa molto buona..
Mi piacciono i libri in edizione economica.
Che sia chiaro, non disdegno le brossure, le copertine rigide con la sovraccoperta snob; i libri di lusso stanno benissimo allineati e precisi su mensole e scaffali, ma la lettura sull’edizione economica è più verace, più materiale.
L’edizione economica mette meno soggezione; il libro-discountato di solito è più magro e agile, si infila con facilità in borse e tasche e soprattutto dopo il primo quarto di pagine lette si può ripiegare sul dorso e leggere comodamente come un toast al prosciutto.
L’edizione economica ha pagine più mollicce e porose che assorbono spaventosamente bevande rovesciate per sbaglio, piogge improvvise e spruzzi d’acqua che raggiungano la sdraio al mare o i bordi di una piscina e che una volta asciugate donano alla carta una croccantezza ruvida.
Nell’edizione economica il carattere è più piccolo, niente foto dell’autore, solo una rigorosa introduzione e note a margine.
Niente distrazioni dunque; solo l’essenza.
Qualcuno che vuol raccontare qualcosa a qualcun altro.
E’ su questo che non bisogna risparmiare.
L’entropia è una grandezza fisica che rappresenta il naturale aumento del caos nell’unidirezionalità del tempo.
E’ una grandezza fisica che mi si addice alla perfezione e che sperimento spesso nelle piccole cose.
Quando vado a fare la spesa, per esempio, entro nel supermercato e l’entropia è bassa (tendenza all’ordine); già nel mio carrello va a farsi benedire; si riprende un attimo quando riordino tutto nelle borsine (se mi sono ricordata quelle ecologiche però, prendo 100 punti!!) e ovviamente trionfa a casa.
Odio avere l’entropia alta, tocca lavorare un sacco per riabbassarla.
Altri esempi di entropia alta sono: la lavastoviglie (un attimo prima è tutto perfettamente lavato e ordinato e dopo 5 minuti sembra che la lavastoviglie abbia RIGURGITATO in cucina; ma non c’è nessun valente progettista che possa progettare una lavastoviglie proprio al posto dello scolapiatti?!), la lavatrice (meno della lavastoviglie però, salvo rimanere intrappolati nei serpentoni delle lenzuola), il cambio armadi (top della lista) e le valigie di ritorno dalle vacanze.
Le valigie del ritorno (le mie s’intende..) dovrebbero essere chiuse da una cinghia con scritta scorrevole su led: ENTROPIA-ALTA-ENTROPIA-ALTA-ENTROPIA-ALTA-ENTROPIA-ALTA-ENTROPIA-ALTA.. tutto quanto ci stava alla partenza con la vacanza si dilata, non gli va proprio di tornare indietro. Per questo mi porto sempre una borsa molliccia in più.
L’entropia è avvertita.
Il linguaggio è cosa viva.
Innegabile.
Accademie della crusca e altri setacci hanno un gran da fare a selezionare la lingua purissima, ma poi le parole si fanno gioco, si personalizzano nella bocca di ciascuno.
E’ così da sempre, si gioca con i doppi sensi, si inventano sensi nuovi, “tormentoni”.
Quel che c’è nelle parole e intorno alle parole è qualcosa di incredibilmente affascinante.
Ma il pensierino che voglio stiracchiare oggi è legato ai tecnicismi.
Ogni lavoro, ogni attività, porta in sè idiomi specifici, che talvolta rasentano il gergale, ma che sono funzionali ai compiti dell’umano agire.
Il politichese, il burocratese sono esempi plateali, ma è bello scendere nel piccolo; ogni professione, ogni settore ha il suo linguaggio TECNO; una bella serie di termini indispensabile per lavorare.
Parole che includono qualcuno e ovviamente escludono tutti gli altri che possono evitare di sapere cosa sia un MATURATORE, UNA CHIAMATA, UN’EPICICLOIDALE (queste 3 parole le ho imparate fra tante nei 3 settori in cui mi sia capitato di lavorare fino ad ora)**
Mi piace il suono di certe parole oscure, che appartengono a lavori che nemmeno so immaginare.
Perciò mandatemene UNA di queste parole, una sola, non di più, del vostro lavoro, del vostro settore; quella che vi piace di più, quella che usate più volentieri (se potete con il significato, così mi sentirò partecipe e meno ignorantissima...)
HAVE THE RIGHT WORDS
nez
*i settori sono stati:
- Metalmeccanico di precisione
- Alimentare
- Edile
Fateli voi gli abbinamenti
Ogni mattina mi ritrovo nello specchio.
Lui è silenzioso, ma inesorabile.
Io assonnata, ma attenta.
Potrei fare a meno di lui, compiere gesti meccanici
che conosco a memoria, compreso pettinarmi e truccarmi.
Sbglierei di poco, credo.
Ma lui è lì.
Esige il suo tributo..ma non giudica.
Sono sempre io a giudicare.
A sovrapporre facce di anni/nez diverse, come fotocopie di fotocopie che col tempo si sgranano, perdono di qualità e diventano una cosa nuova
Vedo i difetti, le somiglianze, i tick, i segni, le cicatrici, le notti insonni.
Sono pensieri brevi, ma ricorrenti.
Eppure siamo in un tempo che non considera i volti come storie, ma come maschere..li esige sempre uguali a sè stessi, sempre giovani,belli, omologati, tesi, senza segni.
Un' epoca che taglia cuce, riduce, lifta, tende, manipola.
Cancella il tempo, ma cancella anche la storia.
Le piccole cicatrici della varicella, le asimmetrie, le luci le ombre, il dna che ci fa assomgliare a nonni, a nipoti, a mamma e papà, che ritornano nelle espressioni, nella luce degli occhi, a un nonno visto solo in fotografia.
A domani, specchio delle mie brame..
BE YOUR HISTORY
nez
PS Non sarà solo il vostro specchio a spiarvi domani
FACCIAMO 4 CHIACCHIERE?
Ingredienti:
Ø 500 gr farina 00
Ø 100 gr di zucchero
Ø 50 gr burro
Ø 2 uova GRANDI o 3 piccole
Ø ½ bicchiere vino bianco secco
Ø Zucchero al velo
Ø Olio per friggere
¯ Mettere il vino, lo zucchero e il burro in un tegamino e scaldare il composto.
¯ Lavorare la farina disposta a fontana, aggiungendo il composto tiepido e le uova
¯ Impastare e lasciar riposare la pasta per qualche ora avvolta in una pellicola.
¯ Tirare
¯ Tagliare con la rotella sagomandole a piacere (rettangoli, rombi..etc etc)
¯ Friggere in olio ben caldo.
¯ Scolare
¯ Lasciar raffreddare e cospargere di zucchero al velo
¯ Gnam gnam..VI VANNO 4 CHIACCHIERE CON BAFFI DI ZUCCHERO A VELO??
BUON MARTEDI GRASSO!!!

Non so voi, ma io ho il portafoglio pieno di tessere (infatti dovrebbe chiamarsi portatessere..)
Poche necessarie (C.F.- A.S.L-Bankomat), solo alcune VOLUTE (avis-aido-admo-piscina comunale) tutte le altre omaggio della ditta, anche a non volere.
Supermercati, librerie, profumerie..tutti che mi vogliono fedele acquirente. Tutti che vogliono frugare i miei sogni e bisogni col loro micro-chip a suon di punti fedeltà (ma la fedeltà va a punti?) buoni omaggio e sconti. Non per fare la difficile, che spiino pure..ai tempi della privacy un modo dovevano pure trovarlo, ma visto che ci siamo..non si potrebbe fare UNA,dico una sola tessera magnetica che contenga TUTTI i dati di ciascuno (anagrafici-medici-bancari..pure il certificato elettorale..và..) e che da tutti i lettori (banche-pubblici uffici- poste e telegrafi) possa venir letta?
Lo so..lo so non la fanno solo perchè sanno che quella UNICA, magnifica tessera io la perderei subito di sicuro.
HAVE THE RIGHT CARDS
nez
Sbadigli, sospiri e starnuti sono una pregevole variazione sul tema del respiro.
Spesso sono inopportuni, imprevisti, imbarazzanti. Per questo mi piacciono. Per la loro anarchia e imprevedibilità.
Credo che condividiamo starnutire e sbadigliare con altre specie viventi, ma (contradditemi se sbaglio) penso che sospirare sia azione squisitamente umana.
Il sospiro ha poco a che vedere con la bio-chimica del corpo; è un riflesso dei sentimenti, degli stati d’animo. Dei 3 dunque è ancora più interessante. Un apostrofo di ossigeno fra i pensieri e il cuore (a volte si rende necessario dare maggior respiro anche a ciò che non si vede..)


C'è voluto un pò di tempo per accorgermene; ma ultimamente sono inseguita da QUALCOSA DI ROSA.
SPIEGO:
penso che ogni persona, insieme a caratteristiche specifiche (fisiche/caratteriali), insieme ai talenti che ne definiscono l'unicità, insieme al tono di voce, alla postura, al gruppo sanguigno e a mille altri dettagli possegga a completamento del corredo anche delle sfumature di colore.
Alcune persone sono decisamente blu; rassicuranti, profonde, mobili..altre sfumano nell'azzurro; più vaghe e imprevedibili. Qualcuno irradia ombre rosse o vitaminico arancio. Altre sono spensieratamente verdi,radiosamente gialle, raramente ho incontrato qualche indaco o rarissimi viola. Molte persone sono addirittura arcobaleni..
Ma ultimamente è QUALCOSA DI ROSA a sorprendermi... (preciso che il rosa NON è fra le mie sfumature e nemmeno fra i miei colori preferiti o forse ERA così).
All'inizio sono stati oggetti di poco conto (una sciarpa, un paio di occhiali) poi l'incontro con alcune persone dall'aura rosa.. positive, dense di ottimismo; direi di più piene di speranza.
Se glielo faccio notare, si scherniscono e dicono che non è così.. ma la sfumatura è più forte delle parole!
HAVE MORE SHADES
nez