
Sono tornate.
Corsi e ricorsi storici.
Nulla si inventa, nulla si distrugge.
Sono tornate.
Le scarpe comode delle donne alte.
Niente tacco, punta tonda.
Credo che solo le donne alte possano
chiamarle “ballerine”, tutte le altre della mia misura
possono chiamarle solo “paperine” per la camminata decisamente elegante che regalano.
Ovviamente me le sono ricomprate SUBITO (facendo la olà) nonostante i traumi adolescenziali.
Colpa dei piedi troppo magri.
Un pomeriggio uscendo di corsa da scuola per prendere al volo la corriera, il semaforo si fece rosso.
Frenata e rinculo di zaino.
Piedi troppo magri e scarpe senza lacci.
Una planò dal marciapiede al centro della strada, incurante delle macchine che sfrecciavano, mentre
La mia cara amica Elena piangeva dal ridere.
Piedi magri ma trauma superato
HAVE YOUF FLYING DUCKS
nez
L’ispirazione è una ragazzina dispettosa che gioca a nascondino.
La passione è un ragù cotto al punto giusto.
Il dubbio è un bambino pensieroso davanti al bancone di una gelateria.
La costanza è la distanza fra il primo e l’ultimo pezzo del puzzle.
L’attenzione è una risposta prima della domanda.
La speranza è l’ultimo fiammifero della scatola.
L’amore è il fiume che scorre.

Mi affeziono ANCHE alle cose.
E’ un fatto.
Specialmente agli oggetti di uso quotidiano. Domestici.
Elettro e non elettro.
A furia di conviverci mi sembra quasi di intuirne il carattere, lo spirito.
Per esempio; la mia lavatrice è pigra. Si chiama Margherita (seriamente - si chiama PROPRIO così-) è poichè è stata progettata per lavare anche i capi delicati (come se io avessi montagne di maglie di cashmere da lavare..) detiene centrifuga morbida che strizza poco anche tutti gli altri capi, indelicati.
E’ fatta così..non stressa nessuno.
Siamo nell’epoca in cui riparare non conviene; ho letto da qualche parte che la vita media di un (elettro)addomesticato non va oltre i 7 anni, superata tale data l’elettro-dotato ha diritto di rompersi e farsi sostituire.
I miei elettrici hanno già superato tutti la dead-line; la lavastoviglie ha già tentato il suicidio un paio di volte, il frigorifero borbotta e il phorno mi minaccia regolarmente perchè lo uso troppo, (della lavatrice non mi preoccupo, perchè non stressa..)**
Ho ucciso solo un paio di ferri a vapore (tra cui l’indimenticato/indimenticabile Mr. Steer) e sono stata tradita regolarmente dai micro-onde. Non mi incontrano; ne ho comprato uno già rotto e gli altri hanno avuto vita media MOLTO breve. L’ultimo che si è dimesso recentemente, l’ho pensato la prima sera in discarica, con un filo di malinconia.
Questione di onde, forse.. burrasche più che altro.
HAVE THE RIGHT SYSTEM
nez
**Il mio televisore è seriamente preoccupato, da quando ha saputo che è tendenza avere lo schermo ultrapiatto è andato in depressione... non riesce a comprendere come possiamo pretende da lui di essere ultrapiatto, mentre è popolato da signorine che non lo sono affatto.
“Quella notte i sogni facevano la fila
in attesa di essere sognati, ma Helena
non poteva sognarli tutti, non c'era verso.
Uno di loro, un sogno sconosciuto implorava:
"Sogna me, sogna me, non te ne pentirai! Ti
piacerò"
Stavano in coda diversi sogni nuovi, mai sognati,
ma Helena riconosceva il solito sogno scemo,
che tornava di continuo, e altri sogni buffi o
tristi, vecchie conoscenze delle sue notti,
del suo lungo volare..”
(Eduardo Galeano - I sogni di Helena)
Da bambina, a scuola, mi piaceva moltissimo
terminare l'inchiostro della biro.
Le biro di solito erano le Bic classiche,
niente glitter e splendori moderni, Bic
trasparenti con l'omino, punta morbida a sfera.
Le biro rosse NON FINIVANO mai..
invece pian piano l'inchiostro della BIC blu
scendeva impercettibilmente, lasciando qualche
ombra sulla cannuccia..
Una Bic dura un sacco di tempo, anche a scriverci
seriamente... poi un giorno, nel mentre dello
svolgimento di qualche tema l'inchiostro blu
sbiadisce, la punta-sfera della bic solca a vuoto
la pelle del quaderno e scrive una parola trasparente.
FINITA.
HAVE YOUR RIGHT PENS
nez
Alcuni tipi di magnolie sono stupefacenti; a primavera
i rami spogli si ricoprono completamente di fiori.
Solo fiori, nemmeno una foglia.
Le foglie verranno poi.
Come se la pianta suggerisse concentrazione: meglio fare
una cosa per volta, ma farla bene!
HAVE A COMPLETE BLOSSOM
nez
"Sotto la pioggia camminava la primavera
con i suoi piedi esili e lunghi sull'asfalto di Mosca
chiusa tra gli pneumatici i motori le stoffe le pelli
il mio cardiogramma era pessimo quel giorno
quel che si attende verrà in un'ora inattesa
verrà tutto da solo
senza condurre con sè
coloro che già partirono
suonavano il primo concerto di Ciajkowskj sotto la pioggia
salirai le scale senza di me
un garofano sta all'ultimo piano della casa al balcone
sotto la pioggia camminava la primavera
con i suoi piedi esili e lunghi sull'asfalto di Mosca
ti sei seduta di fronte a me non mi vedi
sorridi a una tristezza che fuma lontano
la primavera ti porta via da me ti conduce altrove
e un giorno non tornerai più ti perderai nella pioggia"
(Nazim Hikmet)
Fra i vari neologismi-tecnicismi e specificismi gergali che mi capita di ascoltare, c’è una definizione, propria del mondo del trucco e parrucco, che mi fa sempre sorridere; quando i parrucchieri/chiere indicando la necessità di cambiare le tonalità tricotomiche dicono “FARE IL COLORE”.
Già ho un debole per la categoria, per il loro modo delicato ma deciso di toccare le teste, ma quando dicono che “devono fare il colore” li adoro; mi evocano un ART ATTACK di immagini di tubetti di tempera spremuti, tinteggiature folli di pareti, arcobaleni di colpi di sole.
Sarà che ho visto l’ultimo video di Jennifer Lopez in cui maniera estremamente sexy la ragazza si fa la tinta da sola in un autogrill in pieno deserto, uscendone poi PERFETTAEMENTE pettinata e truccata, senza macchia alcuna sugli abiti, a 56° all’ombra (quasi paragonabile alla Ferilli che telefona festante alla sua mamma dicendole di essersi coperta il suo metro e mezzo di capelli bianchi da sola!), sarà che questa cosa del farsi il colore in realtà è complicatissima e pericolosissima nel fai da te (per esempio lo sapevate che passare dal rosso al nero corvino può implicare sfumature verdi? Visto con i miei occhi..) ma quando sento che qualcuna si E’ FATTA IL COLORE ..applaudo..
Sono pronta per l’arcobaleno
HAVE YOUR COLOURS
nez

Non vi capita mai che una parola, magari pronunciata casualmente, spalanchi le porte di vecchi magazzini apparentemente abbandonati di sensazioni e ricordi?
State parlando, la parola viene pronunciata; vi sforzate di continuare il discorso, ma ormai i pensieri stanno seguendo il filo autonomo di quel suono.
La settimana scorsa immersa in un dialogo , ho sentito pronunciare la parola EPICA, e all’improvviso sono tornata in terza media.
Erano anni che non pensavo al libricino minuto di EPICA, che stava accanto a quello mastodontico di ANTOLOGIA.
Un’ora alla settimana trascorsa a parafrasare Furiosi Orlandi, Gerusalemmi Liberate, Iliadi e Odissee; noticine a matita intorno ad una mezzeria di versi.
Si fa ancora alle medie questa materia? (ignoro..) Per me che non ho continuato con gli studi umanistici, quelle ore di Epica sono state le uniche vere occasioni di incontro con gli eroi mitologici e poemi epici, con le radici profonde della nostra cultura; passioni totalizzanti, ideali assoluti, eroi senza macchia e senza paura in mondi evocativi popolati da personaggi fantastici.
Sono servite quelle ore? Si sono servite a portarsi dentro gli eroi, a riconoscerne uno quando lo incontro per caso, a credere comunque negli ideali, anche quando sembra non servano più a niente. La parafrasi in fondo non è altro che la vita.
HAVE THE BEST HEROES
PS e per fortuna non mi hanno detto Applicazioni tecniche....