
-immagino da web-
“Chi non sogna non fa sognare”
Modà - Il sogno di una bambola
L’uomo senza sogni non sapeva un sogno cosa fosse. Si faceva raccontare quelli degli altri, ma lui un sogno non l’aveva mai fatto, o meglio, non riusciva a ricordarlo, come amava precisare. Ogni mattina apriva gli occhi e frugava nella sua memoria, ma niente. I suoi sonni erano sempre lisci e pettinati per bene, senza il fastidio di nodi d’incubo o riccioli di sogno. L’uomo senza sogni pensava di essere malato, in fondo tutti sognavano, tranne lui. L’uomo senza sogni si fece visitare e fece visitare anche la sua testa da cavi, elettrodi e ventose. Ma tutto sembrava a posto là dentro, disse il dottore. L’uomo senza sogni un sogno lo voleva, almeno uno, per poter raccontare di avere fatto un sogno, di esserci stato anche lui in quel posto da cui tutti tornavano. L’uomo senza sogni non lo sapeva, ma i suoi sogni se li beveva tutti il suo cuscino, quello stesso cuscino che aveva fin dall’infanzia e senza cui non riusciva ad addormentarsi, quello che si portava anche in trasferta e in vacanza, a costo di infilarlo in una valigia in più, quello che abbracciava e teneva stretto tutta la notte, più di qualsiasi donna avesse accanto. Poi un giorno l’uomo senza sogni si innamorò e trascorse le notti abbracciato alla donna che tanto amava e trascorse le mattine nel dormiveglia a parlare con lei e a sbriciolare il letto di colazioni dolci, e ci fece l’amore e una battaglia coi cuscini. E fu allora che il cuscino si ruppe. Il suo vecchio malandato cuscino, non resse l’ultimo colpo e si squarciò riempiendo la stanza di piume e di tutti i suoi sogni scordati. E fu allora che si svegliò.