
« Edward Hopper ci ha insegnato
che l’immagine è una realtà senza resti
e la realtà un divenire senza centro. »
Davvero meravigliosa l’esperienza di questa mostra e del suo autore. Uno di quei personaggi unici, che non somigliano a nessun altro, ma che concentrano in sé stessi il presente e la visione profetica e precisa del futuro esprimendola in maniera completamente nuova e irripetibile, regalandoci una visione “nuova” del mondo.
Con questa sensazione ho visto i quadri di Edward Hopper, riconoscendo in essi qualcosa che già mi appartiene (qualcosa di “universale”) ma che lui ha saputo vedere per primo.
Un artista schivo e silenzioso, lontanissimo per carattere dagli artisti eccentrici e maledetti,
meticoloso e rigoroso quanto un tecnico, dotato dell’occhio preciso di un fotografo e regista delle proprie inquadrature.
I suoi quadri sono pieni di luce, di volumi, di pieno e di vuoto. La luce sembra splendere intorno al vuoto dell’umanità che lui ha conosciuto e di cui io sento di fare parte.
In qualche modo lui ha dipinto anche me.


Sono la sorella dello sposo. No, non quella. Quella è Chiara, la sua testimone. Non mi cercare sull’album, tanto non ci sono, nemmeno nella foto dei parenti. Non mi piace essere fotografata; lo evito, diciamo che non sono fotogenica. Mio fratello è quello bello. Non trovi che sia bellissimo nelle foto del matrimonio?
Sono la figlia dell’avvocato Migliorati, “quella adottata” aggiungono sempre, parlando di me. Ecco perché non assomiglio a mio fratello. Lui è arrivato dopo, come una sorpresa benedetta, l’anno dopo la mia adozione. Capita, dicono. Dicono un sacco di cose. Che sono stata fortunata ad essere stata adottata da una famiglia benestante, che mi ha pagato le operazioni e le cure agli occhi e quelle lenti così particolari che mi permettono di vedere, nonostante il mio difetto congenito e mi fanno somigliare a Kermit la rana. Mio fratello ha dieci decimi. Non trovi che abbia degli occhi stupendi?
Alla nascita mia madre non mi ha nemmeno dato un nome, figurarsi un cognome, nessuno mi ha riconosciuto. Un’infermiera ottimista mi ha chiamato Benedetta. Non è un buon inizio, lo so. So solo che la mia madre naturale era minorenne allora, e io ero un neonato con grossi problemi agli occhi. Dicono che sia stata coraggiosa. Avrebbe potuto abortire. Bè un po’ mi ha abortito lo stesso. Ma sono cose che è meglio non dire. Sono cose a cui non penso più. Non trovi che in questo primo piano di mio fratello sia davvero intenso?
Mi chiamo Benedetta, sono stata adottata dalla famiglia Migliorati e sono la sorella dello sposo. Se non fossi sua sorella, credo mi sarei innamorata di lui. O meglio, sono sempre stata innamorata di lui. Che però è mio fratello ed ora si è pure sposato. Però ho scattato delle gran belle immagini al suo matrimonio. Dicono di me che sono un’ottima fotografa, nonostante sia mezza cieca..e se lo dicono loro, ti puoi fidare. Ti lascio il numero dello studio, se vuoi un preventivo, chiamami.


Svastikella era un pesce piccolo. Un delinquente comune di periferia: tutto tatuaggi, manganelli, busti del duce e credere, obbedire, combattere.
A chi o cosa non importava.
Importante non fossero comunisti, froci, puttane, negri, occhi a mandorla, ebrei e interisti. Cioè gran parte delle persone che tirava sera nel suo quartiere.
Svastikella non era cattivo; uno zolfanello che si accendeva per un nonnulla, fiammate brevi, carenti di ossigeno. Certo l’alcool aiutava la fiamma.
Svastikella non aveva fatto ancora nulla di glorioso: fedina penale seminuova, esoneri a non finire dallo stadio, qualche rissa nei centri sociali, alcuni furti – uno deve pur campare, no?! – roba leggera in fondo.
Svastikella tartagliava; aveva la testa rasata, un chiodo di pelle nera, una svastica marchiata a fuoco al centro della nuca e una intagliata nei capelli a spazzola, una madre all’ospizio, un padre al cimitero e un figlio senza il suo cognome sulla coscienza.
Ogni tanto ci pensava, più spesso di quanto volesse, a quel fagotto rosa con i suoi geni in corpo, lasciato in braccio alla madre perché soffriva di cuore. Non ne voleva di handicappati lui per casa, non poteva essere suo figlio quel coso di carne nato con una grave malformazione cardiaca. Pura razza ariana la sua. Mica quel bastardello, figlio di quella troia. Però ci pensava ogni tanto, da 12 anni a quella parte. Vivo era vivo; ogni tanto li incrociava – lo sgorbio e la puttana- in metrò e vedeva bene di nascondersi velocemente. Aveva sentito dire che era in lista d’attesa per un trapianto. Ma non erano fatti suoi quelli; quanti problemi per una scopata..
Svastikella era proprio inkazzato quella sera; col mondo che non girava nella maniera giusta, con i soldi che erano sempre pochi, e con quelle paranoie assurde, con la vita che era una merda.
Entrò nel pub e ordinò una birra, o due, o tre, non ricordava bene, lo disse anche agli sbirri. Ricordava solo le rose e il fottuto sorriso del cingalese: “ ..‘azzo avrà avuto da ridere…” Il resto non lo ricordava. Non ricordava di avergli strappato le rose, di averlo fatto finire per terra. Non ricordava i pugni i calci, non ricordava di aver tirato fuori il coltello. "No, signor ispettore, non ricordo niente, non ricordo l'uomo delle rose".
Svastikella è dentro per omicidio, 3 anni e sei mesi in primo grado.
Suo figlio ha un cuore nuovo da quella sera. Ma Svastikella questo non lo sa.


"Una società fondata sul lavoro non sogna che il riposo"
Leo Longanesi
Giunta a questo punto dell’anno, dopo le ultime giornatine lavorative, posso dire con cognizione di causa che è giunto il tempo di s’taccare un po’…almeno un po’..


Vuoto surriscaldato
nel chiuso del parcheggio;
attese d’ascensore
nei lividi di neon.
Apnea sospesa
in queste camere d’aria;
volo di falena
verso foro di chiodo
che allenta la pressione.


- immagino da web -
"Se infelice è l'innamorato che invoca baci di cui non sa il sapore,
mille volte più infelice
è chi questo sapore gustò appena e poi gli fu negato"
Italo Calvino
Eccoci (sigh) di nuovo a fine mese. E con il mese nuovo in arrivo ecco pronto un nuovo post allo specchio.pescanoce.splinder.com/post/19736877/RISPECCH%27IO
L’argomento di luglio sarà
UN BACIO pescanoce.splinder.com/post/19925115/NELLO+SPECCHIO,
dunque non i baci, o il bacio ..bensì.. uno, uno solo di quelli.
Riflettete, producete e lasciate un bacio..ehm un segno del vostro passaggio. Buon LOVEoro..



