
Stesa
ad asciugare,
strizzata di pioggia o lacrime,
mi lascerò stingere
dalla luce dell’ultimo sole,
in carezze roventi
come tatuaggi sulla pelle,
respiro caldo nel vento freddo.
(Se mi stacco
è solo per
volare)

“In un mondo senza umani le luci si spegnerebbero con il cessare delle trasmissioni. Un miliardo di conversazioni giornaliere al cellulare si disconnetterebbero, e un anno dopo ci sarebbero molti miliardi di uccelli in più”
Alan Weisman – Il mondo senza noi
Proprio come ne “ Il mondo senza noi” dove l’autore, registra in maniera precisa e distaccata cosa accadrebbe alla Terra, al mondo, se i sapiens sparissero tutti insieme, improvvisamente, registro il mio inselvatichimento in sole due settimane di pausa estiva; sono già ricoperta d’edera e di licheni, mi pettino poco, non guardo l’orologio, cammino a piedi nudi, solo acqua e sole…


-immagino da web-
Lascia che setacci le parole,
(cerco solo quelle di valore)
aureole d’angeli
inciampati nella vertigine di Dio.
Sabbia dorata sul fondo del filtro:
ombra preziosa dell’essenza,
o solo un errore del T9?

-immagino da web-
Lui arriva e prende un caffè.
Per prima cosa.
Ogni giorno.
Come una ricompensa per essere arrivato fino all’ufficio sano e salvo.
Ci mette una bustina di zucchero, ma non lo mescola.
Ogni giorno getta il suo bicchierino incrostato nel cestino.
Ogni giorno osservo quella salsa di caffè e zucchero,
che mi ricorda la sabbia bagnata nelle scarpe da ginnastica
di ritorno dalla spiaggia.
Farfuglia un buongiorno, senza alzare gli occhi e se ne va.
Ogni giorno da 15 anni, da quando lavoro qui, alla reception di questa spettabile ditta, accanto alla macchinetta del caffè.
Di lui conosco nome e cognome, incarico e funzioni, interno telefonico e che non mescola lo zucchero nel caffè.
Il resto lo ignoro.
E lui ignora me.