-immagino da P.P.-
"..noi guardiamo il mondo
precipitando nella tromba delle scale"
Italo Calvino - Mondo scritto e mondo non scritto
Io il NEZ me lo sarei rifatto.
Tutta la vita.
"Ti dà personalità" mi hanno detto.
Allora voglio farmene installare uno piccolo, accanto a quello grande (credo per via della doppia..personalità)


Mi è sempre piaciuto questo lavoro.
Più che un lavoro, una passione. Fin da piccola.
Quel poco di rossetto e quel filo di trucco che mia madre si concedeva di rado, nelle occasioni speciali, esercitavano su di me un fascino enorme. La mamma era bellissima quando si truccava un po’; era un’altra mamma.
All’improvviso sul suo viso comparivano le labbra, come se un attimo prima non le avesse nemmeno avute. Ora erano lì, rosse, lucide, carnose; un timbro per i baci! Mi piaceva moltissimo rubarle un bacio e passare tutta la domenica col tatuaggio della sua bocca sulla guancia. Mi piaceva guardarle gli occhi, che con un filo di matita nera, ricordavano le immagini degli Egiziani sul libro di storia.
Ecco, ero la figlia di Cleopatra.
Insomma, quel gioco antico e misterioso della maschera, dell’apparire anche senza essere, o del poter “essere”, senza essere veramente, ma diversi e sempre nuovi ogni momento; quella passione “oggettiva” per la femminilità, celata in tubetti di rosso per le labbra, in polveri impalpabili di ciprie e ombretti, unita agli affascinanti gesti e strumenti del dipingere, diventarono il mio lavoro.
Un lavoro bellissimo.
Ci ho sempre messo tutta la passione.
Passione nella passione. Non avrei potuto chiedere di meglio alla vita.
Persino quando mi hanno chiesto di fare questo lavoro, sono stata felice.
Inoltre i cadaveri stanno immobili e in genere sono molto silenziosi e questo è davvero un vantaggio per la riuscita di un buon make up (penso a certe clienti "galline", vive e vegete che non tacciono un attimo e non stanno ferme nemmeno a legarle!), in più la pelle è bella tesa e il risultato è quasi sempre superiore ad ogni aspettativa. Chissà, forse anche questo ha a che fare con gli Egiziani del libro di storia, con l’ultimo viaggio.
Lo scoprirò presto.
Ora però, vorrei vedere come mi ha truccato questa ragazza, le tremavano un po' le mani.
Deve essere una nuova.


“A corpo e anima vige un rapporto materia-forma, come se l'anima fosse la vera forma del corpo. Chiedersi se corpo e anima siano la stessa cosa è una domanda priva di senso : è come domandarsi se sono la stessa cosa la cera e la forma della candela”
Aristotele
Quel giorno in piscina capii per la prima volta perché Giulia (lasciatemela chiamare così…) portava sempre i pantaloni. Forse me l’ero già chiesto inconsciamente, perché una ragazza bella e carina come lei, vestisse sempre in jeans, ma era una domanda retorica, uno di quei dilemmi inconsci ma egualmente pettegoli in cui la mente s’infila talvolta , facendosi i fatti altrui.
Fu quando si levò l’accappatoio, pronta ad infilarsi in vasca per il corso di nuoto, che mi resi conto che Giulia era il collage di due diversi corpi di donna. Sopra c’era il busto: scarno, esile, con poco seno, braccia lunghe e mani affusolate, collo elastico e clavicole sporgenti, viso lungo e affilato; una donna eterea dagli occhi d'una liquida azzurrità. Ma quel torso magro e nervoso si avvitava inaspettatamente in un punto vita che faceva da confine fra quella parte di donna che chiamerò cielo e quella che invece chiamerò terra.
Giulia aveva infatti i fianchi possenti di un’anfora romana, che l’alta statura e un buon taglio di pantaloni dissimulavano abilmente, un didietro di tutto rispetto e due gambe grosse, per niente tornite, che finivano a colonna in una caviglie senza malleoli.
Mi resi conto che la stavo fissando come se avessi visto il Minotauro in persona entrare in piscina. Non ero sconvolta dal suo corpo, ma dal fatto che non corrispondesse minimamente all’idea che avevo di lei. Eppure ci conoscevamo da molti anni. Forse, pensai, levandomi l’accappatoio e osservandomi attentamente i fianchi, le gambe e le braccia, conoscevo solo una parte di lei (e lei di me…)





