


“A corpo e anima vige un rapporto materia-forma, come se l'anima fosse la vera forma del corpo. Chiedersi se corpo e anima siano la stessa cosa è una domanda priva di senso : è come domandarsi se sono la stessa cosa la cera e la forma della candela”
Aristotele
Quel giorno in piscina capii per la prima volta perché Giulia (lasciatemela chiamare così…) portava sempre i pantaloni. Forse me l’ero già chiesto inconsciamente, perché una ragazza bella e carina come lei, vestisse sempre in jeans, ma era una domanda retorica, uno di quei dilemmi inconsci ma egualmente pettegoli in cui la mente s’infila talvolta , facendosi i fatti altrui.
Fu quando si levò l’accappatoio, pronta ad infilarsi in vasca per il corso di nuoto, che mi resi conto che Giulia era il collage di due diversi corpi di donna. Sopra c’era il busto: scarno, esile, con poco seno, braccia lunghe e mani affusolate, collo elastico e clavicole sporgenti, viso lungo e affilato; una donna eterea dagli occhi d'una liquida azzurrità. Ma quel torso magro e nervoso si avvitava inaspettatamente in un punto vita che faceva da confine fra quella parte di donna che chiamerò cielo e quella che invece chiamerò terra.
Giulia aveva infatti i fianchi possenti di un’anfora romana, che l’alta statura e un buon taglio di pantaloni dissimulavano abilmente, un didietro di tutto rispetto e due gambe grosse, per niente tornite, che finivano a colonna in una caviglie senza malleoli.
Mi resi conto che la stavo fissando come se avessi visto il Minotauro in persona entrare in piscina. Non ero sconvolta dal suo corpo, ma dal fatto che non corrispondesse minimamente all’idea che avevo di lei. Eppure ci conoscevamo da molti anni. Forse, pensai, levandomi l’accappatoio e osservandomi attentamente i fianchi, le gambe e le braccia, conoscevo solo una parte di lei (e lei di me…)

“Si dice che l'attesa sia lunga, noiosa.Ma è anche, in realtà, breve, poichè inghiotte quantità di temposenza che vengano vissute le ore che passano e senza utilizzarle”
Thomas Mann
Questo BLO’ applica l’orario estivo; cioè vorrebbe starsene fuori il più possibile a godersi l’estate, bordi di pizza, gelati ciocco-pistacchio, luci color vaniglia, vestimenti leggeri e canti di grilli e tutta quella serie di micro/macro dettagli attesi per lunghissimi mesi.
Forse è proprio tutta quell’attesa a giustificare la pretesa di un’estate lunghissima, come quelle dell’infanzia, senza orologio , senza lavoro, calendario e impegni; quando i pomeriggi sembravano infiniti e i cortili ubriachi di sole.
So che “gli invernali” storceranno il “nez” davanti alla mia apologia estiva; però è un fatto…l’inverno lo attendono in pochi e sembra non finire mai, l’estate la attendono (quasi) tutti e in un attimo svanisce… Ah..queste dive!!







